domenica, 07 giugno 2009
"Ponho fim a uma vida que me pareceu poder conter todas as grandezas,
e não vi conter senão a incapacidade de as querer.
Se tive certezas, lembro-me sempre que todos os loucos as tiveram maiores."


Fernando Pessoa, Barão de Teive, A educaçao do estóico.


- Nulla m'importa.
- Lo so benissimo, per questo ti sto accanto.
Non aveva alcun senso approfondire Heiddeger nonostante quella t'avesse detto: dovresti bere meno, sei un tipo interessante. Aveva dubitato di me e  non aveva considerato il fatto che dopo altrettanti calici potevo essere comuque un individuo alla sua strega.

- Non ti senti come parli?
- Dovrei forse prender lezione da te? Non farmi ridere...
- Non farmi piangere... Se per quello, l'hai già fatto.
- Dovresti mettere un freno a quella lingua!
- Dovrei forse prendere esempio da te?

Si era lasciata andare sulla poltrona e sfilandosi le scarpe con il  mellifluo muoversi dei suoi  piedi se li era messi poi sotto il sedere, nascondendoli.
- Poi c'è finita a letto. Quando me ne parlava era tutta una gioia. Mi raccontava nel dettaglio di essere stata presa con la forza e senza  opporre alcuna resistenza si era lasciata andare alle più strambe richieste di lui. Con il passare del tempo la sua virtù se ne era già bella che andata...Più che la santa del paese, era diventata la troia della contrada...
- E pensare che era solo una ragazza casa e chiesa.
- Quelle sono le peggiori - o migliori, dipende dai punti di vista, il tuo per esempio -  se te lo prendono è finita, non te lo mollano più e hai voglia a riprendertelo.

Aveva gettato sul pavimento la maglietta e sfiorando con le mani il reggiseno lo guardava.

- Ti piacerebbe che me lo levassi...
- Fai come credi...
Aveva portato le mani alla sua schiena.
- Puoi voltarti?
- Non credo lo farò.
Il reggiseno cadde a terra, le coprì e furtivamente scivolò sotto le coperte di seta.
postato da: AntaoSacarolhas alle ore 01:49 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 11 maggio 2009
Starà aspettando qualcuno o semplicemente si sta godendo semplicemente il suo gelato. In fin dei conti guarda sempre nella stessa direzione e muove il piede in quel sandalo bianco. Ha le gambe accavallate e nude.

- Siamo all'ultima fatica?
- Che mai vorrà dire ultima fatica? Ercole ne ha affrontate ben dodici e non credo che all'ultima, battendosi la spalla, si fosse fermato per assopirsi sugli allori. Forse Apollo non l'avrebbe neppure gradito, ma che importava, del resto Daphne era andata incontro al suo destino e la storia era già stata più volte raccontata.
- Ma sei sicuro che temporalmente il mito di Apollo e di Daphne precede le dodici fatiche di Ercole...
Si era chinata a raccogliere i vestiti che aveva sparso fra la camera.
- Hai visto il mio reggiseno?
- Sì, l'ho buttato dalla finestra e stai certa qualche animale se lo sarà preso e portato via.
- L'hai fatto veramente?
- Guarda tu stessa.
La ragazza si diresse alla finestra e  si affacciò:
- Non c'è nulla in strada...
- Te l'ho detto, qualche animale se lo sarà preso.
La ragazza radunò i suoi vestiti e li poggiò sulla sedia accanto al letto.

- L'università mi ha mandato un'allettante proposta di lavoro: addetto all'ufficio sicurezza. Ma mi sembra una presa per il culo, naturalmente con tutto il rispetto a persone che lavorano nel settore...
- Vedi che a qualcosa il tuo studio è servito?
- Sì? Per fare sopralluoghi nei siti di smistamento e stoccaggio di rifiuti?
- La legge del contrappasso, caro mio. Hai sempre considerato immondizia quel che hai studiato, ne sarai sempre circondato
- Bella merda
- Che faccio? Devo andarmene?
- No, forse è meglio che rimani, del resto la tua pena non l’hai ancora scontata. Alla legge del contrappasso non si sfugge.
- Eppure mi sembrava di averti detto che sarebbe stato il nostro ultimo incontro...Poi tutte le volte che vengo da te, qualche capo del mio vestiario sparisce. L’altra volta sono tornata a casa in mutande perché la gonna era finita nel camino acceso, altra volta non avevo addosso il reggiseno e la maglietta non conteneva nulla e in metropolitana avevo addosso gli occhi di tutti i pervertiti.
- Il tuo corpo attira l’occhio curioso e il tuo sguardo ammalia. Percepisci quando ti osservano e se ti piace, fai di tutto per mostrarti. Muovi le gambe, le accavalli, fai dondolare i piedi, porti una mano al petto per coprire improvvisamente la scollatura. Poi ti chini per raccogliere qualcosa da terra, lanci occhiate fuggevoli che se son colte dal primo avventore, diventano poi sguardi di brace che si appoggiano su corpi nudi e sudati.
- Conosco la mia arte.
Si era rivestita e chiusa la porta alle sue spalle aveva lasciato la stanza senza salutare.

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mercoledì, 06 maggio 2009
ESCn

161. Agli amanti del tempo. Il prete spretato e il detenuto scarcerato cambiano faccia di continuo: quel che vogliono è un volto senza passato. - Ma avete mai veduto uomini consapevoli del fatto che l'avvenire si rispecchia nel loro volto e che sono tanto cortesi verso di voi, o amanti del tempo, da comporsi un volto senz'avvenire?

shoe
167. Misantropia e amore. Solo quando non li si può più digerire, ma se ne ha ancora lo stomaco pieno, si dice che si è sazi degli uomini. Misantropia è la conseguenza di un amore eccessivamente bramoso pe gli uomini e di "antropofagia" - ma chi ti impone di ingollare gli uomini come ostriche, mio principe Amleto?

Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, adelphi, 2003.


postato da: AntaoSacarolhas alle ore 23:34 | Permalink | commenti
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martedì, 21 aprile 2009
vermelhejo

Faceva un caldo impressionante in quella carrozza. Questa volta non c’era il rumore assordante dello scorrere del treno sulle rotaie che infastidiva le sue letture. Ma l’aria era irrespirabile e quando si era seduto, aveva sussurrato fra i denti una bestemmia. Non c’era nessuno, quindi nessuno avrebbe protestato fra sé.
Aveva un leggero mal di testa o forse era un semplice stato di maggiore ricettività ai suoi pensieri. Il suo occhio scorreva fra le parole di quel libro che teneva fra le mani. Aveva uno strano vizio, chiudeva uno dei due occhi, diceva di avere l’occhio pigro e non si curava per nulla di stuzzicarlo. Preferiva lasciare il compito all’altro.
- Ne ho due, se uno se ne sta tranquillo ci penserà l’altro - aveva risposto per celia ad un suo amico.
Il tutto si giocava in una serie di pensieri che all’ombra di ricordi cadevano sulla natura delle cose che lo circondavano. Piante, cespugli, animali, gatti, sentieri, ciottolati, case e chiese, tram e linee elettriche, porte e finestre, bicchieri, tovaglie, valigie, borse, amache, suppellettili vari, titoli di libri, suoni e parole, musica soffusa,volti, mani, piedi, gambe, seni, scarpe, gonne, pantaloni, mutande e rispettivi reggiseni, sfalsati in vari colori, neri, rossi, bianchi, viola, grigi, color carne, salmone, pagliericcio, giallo canarino, calzini a righe, bianchi, marroni, blu di classe, a pois, di cattivo gusto, odori e colori, profumi e toni, a matita, a carboncino, su tela, ad olio, acrilico, pennellate lunghe, pizzicotti, pruriti nascosti,   oggetti rivestiti e denudati, aree dismesse, smantellate, riorganizzate, edifici abbattuti, costruiti, crollati, rovine, erba che cresce fra i ceppi, tombe, bare, fiori, terra, acqua, aria, fuoco, tempo e spazio, infinito e il suo antipodo, azioni buone e cattive, sconci, raffinati, educati pensieri, perversi, emozioni, sensazioni, cuspidi e tricuspidi, cateteri, cataratte, cascate, piovute dal cielo, acquazzoni, grandine, notte e giorno, lampioni, neuroni, astroglie, navicelle spaziali, treni, sottomarini, lustrascarpe, maggiordomi, operai, enzimi, mitocondri, fabbriche, replicazioni, trascrizioni, traduzioni, tradizioni, soggiorni esteri, forzati, in esilio, per amor di patria, in contumacia.

- Non banalizzare la situazione. Tutte quelle cose non sono nient’altro che ditirambi. Non metter troppa carne sul fuoco. Dovremmo arrostire quel bel pezzo di carne acquistato al mercato o dovrei cucinarlo in altro modo?
- Fa come credi, potresti cucinarlo in tante salse e condirlo, soffriggere qualcosa, qualche sughetto, qualche tua specialità.
- Oltre alle mie normali prestazioni?
- In fin dei conti fai un lavoro redditizio, piacevole a tratti.
- Posso permettermi di scegliere i miei clienti, molti dirigenti moderni dovrebbero prendere esempio dal mio sistema meritocratico. Certo, ci sono giorni che...
- Quando piove?
- Per esempio... Meglio starsene a casa e aprire a qualche perverso maiale che renda gustosa la cena a lume di candela.
- Un onesto lavoro. Quei cazzi pagano l’affitto alla tua vagina?
- Non solo.
- Già, servizio completo, dicono di te nelle bettole più squallide.
- Sono io a diffondere questa voce...
postato da: AntaoSacarolhas alle ore 23:14 | Permalink | commenti
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