Il freddo tintinnio delle monete risuonava nelle mie orecchie, una semplice pressione sul pulsante mi separava dal tanto agognato pacchetto di sigarette. Per tutto il giorno mi ero trascinato fra le mura dello studio con un solo e unico desiderio: assaporare la tostatura del tabacco, il filtro fermo fra le labbra, la sua consistenza; aspirare dolcemente, lasciar scivolare il fumo lungo le vie respiratorie per essere poi liberato nell’aria. Fumare.
Frugavo nei cassetti fra scartoffie e libri, in armadi fra giacche e vestiti ma nulla, nessuna traccia di un pacchetto, una sigaretta. Nulla, solo pacchetti accartocciati nei luoghi più reconditi della casa e mozziconi bruciacchiati nella bocca del posacenere.
Ogni ricerca terminava in delusione: nessuna sigaretta, neppure un filo di tabacco da avvolgere in una stropicciata cartina.
Il pacchetto risuonò nella caduta. Il distributore automatico erogò il suo resto, mi abbassai, afferrai il pacchetto, strappai con foga l’involucro e lo aprii, portandolo al naso: la dolce e secca fragranza del tabacco inebriò i miei sensi. Frugai nelle tasche dei pantaloni. Stupido idiota!
Solo ora ricordo la scena: preso l’accendino dal cassetto l’avevo poggiato sul tavolo mentre cercavo le chiavi di casa. Trovate le chiavi, ero uscito. Lasciato aperto il cassetto e dimenticato l’accendino.
Mi diressi verso casa, entrai nel mio appartamento, camminai verso lo studio, vi entrai, mi guardai attorno ed ecco l’accendino. Chiusi il cassetto e uscii in giardino.
La notte era limpida, le stelle in cielo divenivano semplici punti ove la fantasia disegnava forme diverse e nuove tracciando semplici linee di congiunzione.

Anonimo Fumatore - In ricordo di una sigaretta








