martedì, 25 dicembre 2007

Vuotata sia la notte dalle bottiglie, nell'alta travatura della tentazione,
la soglia sia arata coi denti, l'ira seminata prima di giorno:
poiché un muschio ancora ci scaglia in alto, prima che essi giungano dal mulino,
per trovare da noi lieve granaglia alla loro lenta ruota...

Sotto i velenosi cieli altri steli ben son più falbi,
al sogno ancora si dà altro conio che qui, dove noi ci giochiamo ai dadi il piacere,
dove nel buio si fa scambio di oblio e prodigio,
dove tutto vale soltanto un'ora e viene sputato da noi in bagordi,
viene scagliato nell'avida acqua delle finestre in lucenti scrigni - :
ed esplode sulla strada degli uomini, per la gloria delle nubi!

Così avvolgetevi dunque nei manti e salite con me sulle tavole:
come dovremmo ancora dormire se non in piedi, in mezzo ai calici?
A chi brindiamo con calici di sogno se non alla lenta ruota?

Paul Celan - Papavero e memoria

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mercoledì, 19 dicembre 2007

Mi sento la febbre. Nonostante tutto non ho voglia di provarla, per quale motivo dovrei provarla? Cambierebbe forse qualcosa? Mi sentirei forse più sano o semplicemente più malato?

E se non sentissi proprio nulla?

Sento solo una stanchezza che mi abbatte, che mi fa desiderare solo un letto comodo su cui stendermi. Forse sarebbe meglio prendere in mano un libro e leggerlo.

Comodamente seduto in poltrona aspettando il sonno leggero apparire fra le righe del libro.

 

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[…]In fondo è una curiosa faccenda questo acclimarsi in un luogo nuovo, questo sia pure faticoso adattamento, questa assuefazione, alla quale uno si sottopone quasi per amore di essa e con la precisa intenzione di abbandonarla, appena sia terminata o almeno poco dopo, e di ritornare alla condizione di prima. La si inserisce come interruzione o intermezzo nel corso principale della vita, e precisamente a scopo di “ricreazione”, vale a dire di un rinnovante, sconvolgente esercizio dell’organismo che era in pericolo e già sul punto di viziarsi, d’infiacchire, di intorpidirsi nella disarticolata monotonia della vita quotidiana. Ma da che dipende questo rilassamento, questo intorpidimento, quando da troppo tempo la norma non sia stata sospesa? Non tanto dalla stanchezza fisico-psichica e dal logorio a causa delle esigenze della vita (qui basterebbe il riposo come rimedio ricostituente); ma piuttosto da un fatto psichico, dall’esperienza del tempo, che nell’ininterrotta uniformità rischia di andar perduta, ed è così affine e legata al sentimento stesso della vita che l’una non può affievolirsi senza che anche l’altro non sia miseramente pregiudicato. Intorno alla natura della noia circolano varie opinioni errate. In complesso si crede che il fatto di essere interessante e la novità  del contenuto “facciano passare”, cioè accorcino il tempo, mentre il vuoto e la monotonia ne rallentino e ostacolino il corso. Ciò non è punto esatto. Può darsi che la monotonia e il vuoto allunghino e rendano “noiosi” il momento e l’ora, ma i grandi e grandissimi periodi di tempo li accorciano e volatilizzano addirittura fino all’annullamento. Viceversa un contenuto ricco e interessante può certo abbreviare e sveltire l’ora e magari anche il giorno, ma portato a misure più vaste conferisce al corso del tempo ampiezza, peso, solidità, di modo che gli anni pieni di avvenimenti passano più adagio di quelli poveri, vuoti, leggeri che il vento sospinge e fa dileguare. A rigore, dunque, quella che chiamiamo noia è piuttosto un morboso accorciamento del tempo in seguito a monotonia: lunghi periodi di tempo, se non si interrompe l’uniformità, si restringono in modo da far paura; se un giorno è come tutti, tutti sono come uno solo; e nell’uniformità perfetta la più lunga vita sarebbe vissuta come fosse brevissima e svanirebbe all’improvviso. Assuefarsi significa lasciar addormentare o almeno sbiadire il senso del tempo; e se gli anni giovanili sono vissuti lentamente e la vita successiva invece si svolge e corre sempre più veloce, anche questo è da attribuire all’assuefazione. Noi sappiamo benissimo che intercalando assuefazioni nuove o diverse adottiamo l’unico rimedio che serva a trattenere la vita, a rinfrescare il nostro senso del tempo, e così il nostro sentimento del vivere si rinnova. Questo è lo scopo di chi cambia aria e luogo, di chi va ai bagni, di chi si ricrea con diversivi ed episodi. I primi giorni di un nuovo soggiorno hanno un andamento giovanile, cioè ampio ed energetico…vanno da sei a otto. Poi, via via che uno “si acclima”, nota che man mano si accorciano; chi è attaccato o, meglio, si vorrebbe attaccare alla vita, avvertirà con orrore come i giorni ridiventino leggeri e si mettano a scivolar via; e l’ultima settimana, poniamo di un mese, vola con rapidità paurosa. Vero è che il senso del tempo così rinfrescato perdura al di là dell’intervallo, e quando si ritorna alla norma si fa sentire ancora: i primi giorni dopo il mutamento sono vissuti con nuova larghezza giovanile, ma soltanto pochi pochi, nella norma infatti ci si inserisce molto più presto che nella sua interruzione, e il senso del tempo dove è già stanco a causa dell’età o – indizio di originaria debolezza vitale – non era mai stato sviluppato, si riaddormenta rapidamente, e dopo solo ventiquattr’ore è come se non si fosse mai partiti e il viaggio fosse stato il sogno di una notte. […]

Thomas Mann - La Montagna Incantata

 

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giovedì, 06 dicembre 2007

Torniquete

do Fr. tourniquet

s. m.,

1. Cruz móvel em posição horizontal na entrada de uma rua ou de qualquer recinto, para só deixar passar os peões; Espécie de cruz horizontal, que se move sobre um eixo vertical, à entrada de estradas ou de ruas para só deixar passar pedestres um por vez.

2. V borboleta, acepção

Fís.,

3. Aparelho para demonstrar a reacção dos fluidos; aparelho movido pela reação de um fluido e que serve para demonstrar a reação determinada pelo escoamento do mesmo fluido.

4 Cir Instrumento para comprimir as artérias e por este meio suspender as hemorragias instrumento cirúrgico para comprimir as artérias, suspendendo as hemorragias;

5. Torno;

6. Trapézio fixo;  

7. Antigo instrumento de tortura inquisitorial usado antigamente (principalmente pela Inquisição), em que os membros ou extremidades do paciente eram apertados num torno.

8. Aparelho usado nos processos de fotogravura e offset para distribuição uniforme da solução sensibilizadora sobre a placa de zinco.

9. Atrapalhação, azáfama, grande afã.

10. Dificuldades, embaraço, situação crítica. Andar num torniquete: andar em grande afã de um lado para outro, atendendo uns e outros, fazendo umas e outras coisas. Apertar o torniquete: pôr em situação pior quem já está em situação difícil. Estar num torniquete: estar em apertos, em dificuldades, em situação crítica. Ver-se metido num torniquete: V estar num torniquete.

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mercoledì, 05 dicembre 2007

[…] – O giovin studente ascolta, ascolta attentamente chi ha studiato molto durante la sua vita –

– Chi? – domandò di rimando il giovine.

Non che abbia studiato molto nella mia vita, onestamente di tempo né sto perdendo a sufficienza, ma cosa ci posso fare? Trovo sempre qualcos’altro di meglio da fare.

– Chi vuoi che sia? Siamo solo io e tu in questa stanza. – risposi.

– Gesù? –

– No, Gesù Cristo –

– Dio? –

– No, neppure lui ! –

Ma iniziano a pervertir le loro idee già in tenera età? Posso capire che in questo paese tutto quello che ci circonda è impregnato di cristianesimo o meglio di cattolicesimo. Immagino già, forse per esperienza, la suora che ammonisce e ragguaglia il giovine: – Dovete seguire l’esempio di Gesù. Dovete impegnarvi per ottenere buoni risultati. Studiate, studiate e avrete la vostra ricompensa! –

Naturalmente nel regno dei Cieli, qui esiste solo senso di colpa e il peccato. L'ultima volta che ho messo piede in una Chiesa, senza contare funerali, matrimoni e futuri battesimi, era il 4 Novembre. Non che desiderassi andarci.

Mi ci sono ritrovato, solo per rappresentanza. Appena il giullare di corte, pardon il prete, è entrato in scena, tutti si sono alzati. Un rito, naturalmente, o anche un modo per portar loro rispetto – anche se molte volte sarebbe meglio starsene seduti oppure voltar loro le spalle – il prete prende il microfono e inizia il suo spettacolo. L’omelia, brillante interpretazione, il prete che dialoga con i bambini: parla di confessione, della sua importanza, dei peccati, dei sensi di colpa che abitano il cuore di Giovannino quando tira le trecce della sorella. Sempre impegnati questi bambini di oggi: la scuola, la piscina, il calcio, la pallavolo, il pianoforte, il clarinetto, il violino, i giochi.
– Quando vi chiedo “E il tempo per pregare?”, mi rispondete: “non ho tempo”. E se un bel giorno Gesù vi rispondesse: “non ho tempo” cosa fareste? –

Direi semplicemente:  “ non fa nulla, grazie per l’interessamento, sarà per la prossima, se ci sarà”.

Più o meno si inizia in questo modo a dubitare, almeno in tenera età.  – M’avesse ascoltato una volta – sussurro e ridacchio sommessamente.

– E il tempo per la confessione? –

Ma è proprio una fissazione, ma non puoi parlare del 4 Novembre, di cosa quella data significhi? Molti bambini lo ignorano, non sanno neppure cosa sia, puoi renderti utile una buona volta? Anche oggi devi farcirli di moralismo inutile?

Finisce l’omelia e riprende il rito e hanno pure la faccia tosta di chiedermi il biglietto di ingresso.[…]

 

Ettore Esmola – Ricordo antero-posteriore

 

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