[…] – O giovin studente ascolta, ascolta attentamente chi ha studiato molto durante la sua vita –
– Chi? – domandò di rimando il giovine.
Non che abbia studiato molto nella mia vita, onestamente di tempo né sto perdendo a sufficienza, ma cosa ci posso fare? Trovo sempre qualcos’altro di meglio da fare.
– Chi vuoi che sia? Siamo solo io e tu in questa stanza. – risposi.
– Gesù? –
– No, Gesù Cristo –
– Dio? –
– No, neppure lui ! –
Ma iniziano a pervertir le loro idee già in tenera età? Posso capire che in questo paese tutto quello che ci circonda è impregnato di cristianesimo o meglio di cattolicesimo. Immagino già, forse per esperienza, la suora che ammonisce e ragguaglia il giovine: – Dovete seguire l’esempio di Gesù. Dovete impegnarvi per ottenere buoni risultati. Studiate, studiate e avrete la vostra ricompensa! –
Naturalmente nel regno dei Cieli, qui esiste solo senso di colpa e il peccato. L'ultima volta che ho messo piede in una Chiesa, senza contare funerali, matrimoni e futuri battesimi, era il 4 Novembre. Non che desiderassi andarci.
Mi ci sono ritrovato, solo per rappresentanza. Appena il giullare di corte, pardon il prete, è entrato in scena, tutti si sono alzati. Un rito, naturalmente, o anche un modo per portar loro rispetto – anche se molte volte sarebbe meglio starsene seduti oppure voltar loro le spalle – il prete prende il microfono e inizia il suo spettacolo. L’omelia, brillante interpretazione, il prete che dialoga con i bambini: parla di confessione, della sua importanza, dei peccati, dei sensi di colpa che abitano il cuore di Giovannino quando tira le trecce della sorella. Sempre impegnati questi bambini di oggi: la scuola, la piscina, il calcio, la pallavolo, il pianoforte, il clarinetto, il violino, i giochi.
– Quando vi chiedo “E il tempo per pregare?”, mi rispondete: “non ho tempo”. E se un bel giorno Gesù vi rispondesse: “non ho tempo” cosa fareste? –
Direi semplicemente: “ non fa nulla, grazie per l’interessamento, sarà per la prossima, se ci sarà”.
Più o meno si inizia in questo modo a dubitare, almeno in tenera età. – M’avesse ascoltato una volta – sussurro e ridacchio sommessamente.
– E il tempo per la confessione? –
Ma è proprio una fissazione, ma non puoi parlare del 4 Novembre, di cosa quella data significhi? Molti bambini lo ignorano, non sanno neppure cosa sia, puoi renderti utile una buona volta? Anche oggi devi farcirli di moralismo inutile?
Finisce l’omelia e riprende il rito e hanno pure la faccia tosta di chiedermi il biglietto di ingresso.[…]
Ettore Esmola – Ricordo antero-posteriore