giovedì, 24 gennaio 2008

arco

Solo un’immagine sfocata, notturna. Segna ore imprecisate, le lancette non seguono logica alcuna. L’arco in fondo a Rua Augusta riaffiora nei miei sogni. Prima della mia partenza un telo lo copriva. Restaurare le ore. Rinnovare un tempo ormai scomparso. Apparso in sogno, dilatato, ristretto.  Orologio non più nella stessa posizione, mutato di posizione, più in basso, più spostato a destra.  Il passare delle ore comunque non cambia. Quasi che il cielo si appoggi, gravi con il suo peso, testando la solidità delle fondamenta Pombaline. O Marques do Pombal, il Marchese della Piccionaia, che strano nome per un individuo del genere. Narrano le leggende, che stanco del potere e dell’influenza dei Gesuiti decise di imbarcarli su caravelle, esiliarli. Lontano, per i mari, lontano dal volto dell’Europa. Caravelle salparono per chissà quale luogo ameno, luogo indicato dal marchese illuminato. In fondo al mare, il suo primo pensiero. Il mescolarsi di salmastre correnti in limpide acque. Tejo e Atlantico si fondono nel dolce fruscio di caravelle cullate dall’Oceano. Il sordo rumore delle bombarde, urla e strida del divin carico che affonda. Adeus aos Jesuítas!

Lontana ormai la bianca città, lontano il mio inferno straniero, quanto tempo passato lungo quelle strade. In quali ore imprecise risuonarono i miei passi? Il cielo a cui volgevo lo sguardo dai colli, Graça, o Castelo, Adamastor, Santa Lucia. E il Tejo, ovunque andassi, mi seguiva.

Intravisto in lontananza mentre vagavo fra lapidi e cipressi che si stagliavano sui tumuli di una lunga storia. Quanta acqua passa sotto i ponti. Prima si chiamava Ponte Salazar, poi Ponte 25 de Abril a collegare Lisbona e l’Almada. Costa do Caparica e Cascais, Boca do Inferno, Cabo da Roca.

Ma l’Alfama resistette, resistette al tempo, alla furia del terremoto e alle acque del Tejo che strariparono dagli argini, inondando e devastando la città.

Resiste tuttora, ma a stento. Ma il tempo lì si è comunque fermato.

alfama eletrico

postato da: lousatumular alle ore 00:27 | Permalink | commenti (14)
categoria:saudade
giovedì, 24 gennaio 2008

legna

Pensieri accatastati, pronti per essere arsi in un inverno che non lascia scampo alcuno.

Freddo e nulla più. Solo i pensieri di oggi nei ricordi andati di un ieri ormai lontano.

Adda

 

postato da: lousatumular alle ore 00:15 | Permalink | commenti
categoria:addii
mercoledì, 16 gennaio 2008

Qui di seguito sono riportate alcune poesie dei sei autori selezionati per il premio Baghetta 2008

baghetta_icon

ELISA BIAGINI, Nel Bosco, Einaudi
succhio il vetro per meglio
vedere, perchè la lingua
sia ascia nel fondo del
bosco:
mi mangio la mia strada
via da qui.
***
***
***
LIVIA CANDIANI, Bevendo il tè con i morti, Viennepierre
Celebrano l’abbondanza
le ciliegie sui rami
le ciliegie putrefatte tornate
a bussare al suolo.
***
***
***
MAURO FABI , Fiori in pericolo, Avagliano
Quando sarai veramente finito,
non come adesso ma finito come quando
l’aria si chiude prima del temporale
e tutto pare dover rimanere per sempre
immobile e senza vita,
quando sarai così, senza respiro, senza
ricordi e udrai il tuono e vedrai subito dopo
il lampo
il falso bagliore che per un istante
ti ha illuso
tu non aspetterai più la pioggia.
***
***
***
VIVIAN LAMARQUE, Poesie per un gatto, Mondadori
Sei quasi commovente
quando mi segui per niente
quando ti sposti di stanza
solo perché io mi sposto di stanza
devi allora da capo cercare
nuovo luogo e modo di fare ciambella
una nuova posizione
è questo il tuo discreto modo
di dare dedizione.
***
***
***
MARCO MOLINARI, Seguiamo e accarezziamo, Il Ponte del Sale
Non sapere cosa chiedere
quando le cose si aprono all’orizzonte
per te, per i figli, per la stirpe.
Una rosa che nasce nella notte
un tubero che trema sottoterra
tutto appare vanità e insulsa boria
quando il mondo si riunisce
e sbircia infinito alle finestre
in questo giugno sommerso
nell’immobilità del plenilunio.
Chiedo solo che qualcuno
veda il dolore, si accorga
finalmente di un salto lontano –
l’infamia è solo sporco –
le armature sono custodite
nel centro del petto e fuori forse
c’è ancora vita: gli autobus
corrono vuoti, una rosa nascerà,
qualcuno torna solo a piedi dal lavoro.
***
***
***
LINA SALVI, Abitare l'imperfetto, La vita felice
Prima di ogni sera
una fitta mi tingerà la schiena
solleverò il cappotto
dal punto del suo turbamento,
suppongo non sia storia reale
quel colore acido nel petto,
 
l’esatta geometria di un amore.
****
LOGHINO_THUMB
+++
postato da: lousatumular alle ore 21:12 | Permalink | commenti (1)
categoria:baghetta
venerdì, 11 gennaio 2008

Ricordati di ritirare la tessera sanitaria. Ora se vuoi le sigarette, devi identificarti. Costretto a lasciare le tue generalità ad una macchina.

– Ritirare il prodotto selezionato –

Suono di monete che cadono.

–Ritirare il resto. –

Le voci di queste macchine non le sopporto, mi irritano, meccaniche gracchiano con aria saccente. Superbia tecnologica. Ho sempre pensato all’inutilità di tali espedienti.

Una volta a casa, pronto ad avvolgermi nel caldo buio delle coperte, mi accorgo di aver lasciato la tessera nell’apposita fessura. Me la prendo subito con la voce metallica della macchinetta.

– Brutta troia, mi hai distratto! E me lo ero pure detto, me lo ero ripetuto: ricordati la tessera sanitaria. Ricordati la tessera. –

– Eppure te ne sei scordato quasi immediatamente – potrebbe rispondermi la voce del distributore

Me la prendo con quella voce, mi son dovuto tappare le orecchie per non udirla. Ho tolto le sigarette dalla bocca della macchina, ho scartato il pacchetto e mi sono messo una sigaretta sull’orecchio. Me la fumerò in giardino, una volta tornato a casa, nonostante il freddo di questa notte invernale.

Non ho udito una voce dirmi: riprenditi la tessera, imbecille!

Ne avrebbe avuto il diritto, avrebbe potuto difendersi dalle mie future invettive.

Me la prendo di nuovo con il distributore. Me la prendo con il mondo intero che per correggere comportamenti che reputa scorretti, o solo insalubri, pone limiti a chi, ormai, già deciso e rassegnato, ha il suo vizio e non gli importa molto degli altri. Perché dovrebbe?

Sono forse io che li ho spinti a fumare? Non penso di essere un modello per i giovani. Forse un modello di fumatore, con il suo bel pacchetto di sigarette in tasca, con l’accendino in chissà quale tasca, sempre difficile da trovare, facilmente sottratto e dimenticato.

Potrei forse prendermela con me stesso e con la mia incapacità di entrare in armonia con le cose di poco conto, un’avversione per il burocratico distributore di morte.

Anonimo Fumatore - Al distributore

 

fumar mata

postato da: lousatumular alle ore 16:05 | Permalink | commenti (5)
categoria:vizio