Me ne ero accorto già da tempo. Lo sapevo benissimo, non era di certo una novità. Ne è passato di tempo dall’ultima volta che ho letto qualcosa di Suo. Ho percorso quasi tutta la sua bibliografia. Mancano le lettere, i romanzi brevi, l’eterno marito. Quest’ultimo iniziato e mai terminato. Libro concluso dallo scrittore, ma non dal lettore. All’epoca mi infastidì, non riuscii ad andare oltre. A metà lo piantai. Eppure non era mai successo, mai con Lui. Iniziai con “L’Idiota” molto tempo fa –forse dovrei rileggerlo – all’epoca mi innamorai di Aglaja Ivanovna Epančin, ma ero un giovincello squattrinato.
“Scuola!collegio! No, sempre, sempre in casa, tappata come in una bottiglia; e dalla bottiglia direttamente andrò a marito. Perché tornate a ridere?...Anche voi, vedo, mi burlate e prendete le loro parti…Non mi fate arrabbiare, sono già abbastanza fuori di me. Son sicura che siete venuto qui con la ferma idea che io sono innamorata di voi e che perciò vi ho fissato un convegno”[1]
Fu poi la volta di Raskolnikov e del suo progetto di rivalsa, della sua vendetta, del suo Delitto e Castigo: “Gli parve assurdo e curioso di aver potuto dormire in un tale deliquio dal giorno precedente senz’aver fatto ancora nulla, senz’aver preparato niente…E intanto erano suonate le sei, probabilmente…E d’improvviso al posto del sonno e dello stordimento lo prese un’insolita agitazione febbrile, come impacciata. I preparativi del resto, erano pochi. Radunò tutte le forze per considerare tutto e non dimenticare niente; e il cuore continuava a battere, a picchiare tanto che gli venne difficile respirare” [2]
Memorie dal sottosuolo “Sono un uomo malato… sono un uomo maligno. Non sono un uomo attraente. Credo che mi faccia male il fegato. Del resto non me n’intendo un’acca della mia malattia e non so con certezza che cosa mi faccia male” [3] e della sua seconda parte “A proposito della neve fradicia”, in alcune edizioni e in altre “A proposito della neve bagnata”. Una sola parola e cambia il suono, la melodia, cambia la forza con cui le parole restano impresse nella mente – sono lontano dal dire cuore, non accetto quella strana partizione dell’essere umano, lo vedo come un unico corpo, anima e corpo coincidono in quanto parti molli, parti vuote, parti cave, materia, chimica, elettricità – “Non irritatevi; io rido solo perché voi siete nemico di voi stesso, e se voi aveste tentato ciò che avevate in mente, ci sareste riuscito, anche se tutto fosse dovuto accadere per strada; quando più semplicemente le cose avvengono, tanto meglio…Mai una donna di indole buona, a meno che non fosse poco intelligente, o magari irritata in quel momento, si deciderebbe a mandarvi via senza quelle due parole che voi supplicate con tale timidezza…Che dovrei dire? Certo vi avrei preso per un pazzo, giudicando dal mio punto di vista. Eppure lo so bene come gli uomini vivano in questo mondo!”[4]. Dopo le notti bianche, al suo opposto, nella tenebrosa terra dei demoni, il lettore si immerge nel fango del nichilismo, distruzione intesa nella persona stessa, il nulla che incarna il corpo.
“– Non inquietarti, Alekséj Egòrovič.
– Che Dio vi benedica, signore, ma solo per opere buone…
– Come? – e Nikolàj Vsévolodovič, che aveva già fatto un passo verso il vicolo si fermò.
Alekséj Egòrovič ripeté con voce ferma il suo augurio; mai in passato avrebbe osato formularlo a voce alta con simili parole davanti al suo signore.
Nikolàj Vsévolodovič chiuse la porta, si mise la chiave in tasca seguì la viuzza, affondando ad ogni passo per un palmo nel fango.” [5]
Ed infine l’opera con cui ha terminato la sua vita, figli del suo stesso sangue, Fëdorovic come patronimico. Dopo i Karamazov si è aperto un abisso.
"– Fratello mio, a che miri con tutto questo? – domandò Alëša
– Io credo che se il diavolo non esiste, e quindi è stato creato dall’uomo, questi lo ha creato a sua immagine e somiglianza.
– Né più né meno, allora, che Dio.
– Ma sai che hai un modo meraviglioso di rigirare le parolette, come dice Polonio nell’Amleto? – scoppiò a ridere Ivan. – Hai colto al balzo la mia parola: benissimo, ne sono contento. Buono davvero il tuo dio se lo ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza."[6]








