giovedì, 13 marzo 2008

Me ne ero accorto già da tempo. Lo sapevo benissimo, non era di certo una novità. Ne è passato di tempo dall’ultima volta che ho letto qualcosa di Suo. Ho percorso quasi tutta la sua bibliografia. Mancano le lettere, i romanzi brevi, l’eterno marito. Quest’ultimo iniziato e mai terminato. Libro concluso dallo scrittore, ma non dal lettore. All’epoca mi infastidì, non riuscii ad andare oltre. A metà lo piantai. Eppure non era mai successo, mai con Lui. Iniziai con “L’Idiota” molto tempo fa –forse dovrei rileggerlo – all’epoca mi innamorai di Aglaja Ivanovna Epančin, ma ero un giovincello squattrinato.
“Scuola!collegio! No, sempre, sempre in casa, tappata come in una bottiglia; e dalla bottiglia direttamente andrò a marito. Perché tornate a ridere?...Anche voi, vedo, mi burlate e prendete le loro parti…Non mi fate arrabbiare, sono già abbastanza fuori di me. Son sicura che siete venuto qui con la ferma idea che io sono innamorata di voi e che perciò vi ho fissato un convegno”[1]
Fu poi la volta di Raskolnikov e del suo progetto di rivalsa, della sua vendetta, del suo Delitto e Castigo: “Gli parve assurdo e curioso di aver potuto dormire in un tale deliquio dal giorno precedente senz’aver fatto ancora nulla, senz’aver preparato niente…E intanto erano suonate le sei, probabilmente…E d’improvviso al posto del sonno e dello stordimento lo prese un’insolita agitazione febbrile, come impacciata. I preparativi del resto, erano pochi. Radunò tutte le forze per considerare tutto e non dimenticare niente; e il cuore continuava a battere, a picchiare tanto che gli venne difficile respirare” [2]
Memorie dal sottosuolo “Sono un uomo malato… sono un uomo maligno. Non sono un uomo attraente. Credo che mi faccia male il fegato. Del resto non me n’intendo un’acca della mia malattia e non so con certezza che cosa mi faccia male” [3] e della sua seconda parte “A proposito della neve fradicia”, in alcune edizioni e in altre “A proposito della neve bagnata”. Una sola parola e cambia il suono, la melodia, cambia la forza con cui le parole restano impresse nella mente – sono lontano dal dire cuore, non accetto quella strana partizione dell’essere umano, lo vedo come un unico corpo, anima e corpo coincidono in quanto parti molli, parti vuote, parti cave, materia, chimica, elettricità – “Non irritatevi; io rido solo perché voi siete nemico di voi stesso, e se voi aveste tentato ciò che avevate in mente, ci sareste riuscito, anche se tutto fosse dovuto accadere per strada; quando più semplicemente le cose avvengono, tanto meglio…Mai una donna di indole buona, a meno che non fosse poco intelligente, o magari irritata in quel momento, si deciderebbe a mandarvi via senza quelle due parole che voi supplicate con tale timidezza…Che dovrei dire? Certo vi avrei preso per un pazzo, giudicando dal mio punto di vista. Eppure lo so bene come gli uomini vivano in questo mondo!”[4]. Dopo le notti bianche, al suo opposto, nella tenebrosa terra dei demoni, il lettore si immerge nel fango del nichilismo, distruzione intesa nella persona stessa, il nulla che incarna il corpo.
“– Non inquietarti, Alekséj Egòrovič.
– Che Dio vi benedica, signore, ma solo per opere buone…
– Come? – e Nikolàj Vsévolodovič, che aveva già fatto un passo verso il vicolo si fermò.
Alekséj Egòrovič ripeté con voce ferma il suo augurio; mai in passato avrebbe osato formularlo a voce alta con simili parole davanti al suo signore.
Nikolàj Vsévolodovič chiuse la porta, si mise la chiave in tasca seguì la viuzza, affondando ad ogni passo per un palmo nel fango.”
[5]
Ed infine l’opera con cui ha terminato la sua vita, figli del suo stesso sangue, Fëdorovic come patronimico. Dopo i Karamazov si è aperto un abisso.
"– Fratello mio, a che miri con tutto questo? – domandò Alëša
– Io credo che se il diavolo non esiste, e quindi è stato creato dall’uomo, questi lo ha creato a sua immagine e somiglianza.
– Né più né meno, allora, che Dio.
– Ma sai che hai un modo meraviglioso di rigirare le parolette, come dice Polonio nell’Amleto? – scoppiò a ridere Ivan. – Hai colto al balzo la mia parola: benissimo, ne sono contento. Buono davvero il tuo dio se lo ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza.
"[6]

postato da: lousatumular alle ore 00:14 | Permalink | commenti (4)
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martedì, 04 marzo 2008
Na Rua
A VISITA
 
Hontem dormia á noute - e, eis que desperto
Sacudido d'um vento agudo e forte,
Como um homem tocado pela Morte,
Ou varrido d'um vento do deserto.
 
Accordei--era Deus, que de mim perto,
Me dizia: Alma sceptica e sem norte!
É preciso que creias e te importe
Adorar o Deus Uno, Eterno, e Certo!
 
É preciso que a fé cresça em tua alma
Como no inutil saibro a verde palma,
Verme! filho da Duvida -Eis-me aqui!
 
Eu sou a Espada o Antigo, o Omnipotente!
Crê barro vil! - Mas eu, descortezmente,
Voltei-me do outro lado e adormeci.
 
Gomes Leal – Claridade do Sul
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De vez em quando tenho uma dificuldade incrível para escrever em português. Acho que ainda falta algo: fazer nenhum esforço não pode ajudar na eterna brincadeira entre as Línguas, ainda são muitas coisas que eu não conheço. É mais difícil escrever, e também falar um idioma correctamente. Algo falta, claro, com certeza. Além disso sem eira nem beira fica as pessoas que parece uma paisagem, não paisagens, nem umas paisagens.
Uma pergunta, mas a paisagem é um nome concreto ou abstracto. Alguém diz que pertence ao um substantivo concreto, claro, mas alguma vez, talvez, quer dizer uma coisa diferente. Perceber a paisagem torna-se difícil no momento em que passeamos nisso, mas é claro que isso é um exercício uma aprendizagem, portanto é melhor passear nessa paisagem, uma paisagem à roda das pessoas. Mas quando em redor são pessoas que desaparece numas paisagens, é fácil confundir-se. A escolha das palavras é a mesma coisa que distinguir paisagem das pessoa ou seja encontrar pessoas nas paisagens. Todo isso faz sentido?
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Na Rua outra vez
postato da: AntaoSacarolhas alle ore 00:23 | Permalink | commenti (2)
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