lunedì, 23 giugno 2008
patio dom fradique
[...]Il revisore, stanco, risale fino alla Rua Dos Cegos entra nel Pátio Dom Fradique, il tempo si divide in due filoni per non sfiorare questo villaggio rupestre, a dire il vero è cosí fin dai goti, o dai romani, o dai fenici, soltanto in seguito sono arrivati i mori, i primi portoghesi, i loro figli e i nipoti, quelli che siamo noi, il potere e la gloria, le decadenze, la prima, la seconda e la terza, ciascuna divisa per generi e sottogeneri. La sera, in questo spazio fra le case basse, si riuniscono i tre fantasmi, quello di ciò che è stato, quello di ciò che fu sul punto di essere, quello di ciò che sarebbe potuto essere, non parlano, si guardano come si guardano i ciechi e tacciono. Raimundo Silva si siede su una panchina di pietra, nell'ombra fredda del pomeriggio, consulta per l'ultima volta i fogli e verifica che non c'è altro da vedere, il castello lo conosce bene e non c'è bisogno che vi torni oggi, anche se questo è giorno d'inventario. Il cielo comincia a farsi bianco, forse un avvertimento della nebbia promessa dalla meteorologia, la temperatura scende rapidamente. Il revisore esce dal giardino verso Rua do Chão da Feira, lì davanti c'è la Porta di S.Jorge, anche da qui può vedere che c'è gente a fare fotografie al santo, ancora. [...]


José Saramago - Storia dell'assedio di Lisbona

postato da: AntaoSacarolhas alle ore 12:56 | Permalink | commenti (5)
categoria:alfama
venerdì, 20 giugno 2008
15.
FILAMENTI DI SOLE,
sopra lo squallore grigionero.
Un pensiero ad altezza
d’albero s’appropria il tono
che è della luce: ancora
vi sono melodie da cantare
al di là degli uomini

Da Svolta del respiro,  Paul Celan

lovelightdark
SALMO

Nessuno c’impasta di nuovo, da terra e fango,
nessuno insuffla la vita alla nostra polvere.
Nessuno.

Che tu sia lodato, Nessuno.
È per amor tuo
che vogliamo fiorire.
Incontro a
te.

Noi un Nulla
fummo, siamo, reste-
remo, fiorendo:
la rosa del Nulla
la rosa di Nessuno.

Con
lo stimma anima-chiara
lo stame ciel-deserto,
la corona rossa
per la parola di porpora
che noi cantammo ad di sopra,
ben al di sopra
della spina

Da La rosa di nessuno, Paul Celan


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lunedì, 16 giugno 2008
14.
vermelha
[…]E tutte le volte che parlo con qualcuno di lei, tutte le volte che all’improvviso mi ritornano alla mente alcuni ricordi: i petali di rosa strappati ad uno ad uno, il sorriso di lei poggiarsi sul Tejo al tramonto e quella domanda indiscreta a cui non ho trovato risposta immediata se non qualche parola blaterata tra i denti in lunghe passeggiate nel pensare le persone intorno come pensieri, pensieri che si muovono lungo strade, si fermano e si incamminano verso una misteriosa direzione. Per tre giorni e per tre notti ci siamo guardati, osservati e studiati. Poi in uno di questi giorni le lacrime bagnarono il suo volto e colmarono il mio cuore di infinita tristezza. Ci allontanammo e ci incontrammo di nuovo.  Un bacio ci unì per poi separarci nell’incredulità di noi stessi: si addormentò fra le mie braccia in attesa del 208. Le volte che penso a Lei - ormai qualche sporadica chiacchierata - non posso far altro che riempire il calice amaro dei miei giorni con un qualsiasi intruglio che mi possa far dimenticare tutto e lasciare che l’apparente dolore si assopisca all’ombra di pensieri confusi. Poi il giorno dopo in qualche modo riappare, sempre in lontananza, dove non posso scorgerla per baciare le sue labbra. Restano solo i postumi del veleno nel sangue circolare e diffondere lungo il passare delle ore.[…]

Anonimo – Memorie cerebrali
postato da: AntaoSacarolhas alle ore 10:52 | Permalink | commenti (6)
categoria:memorie cerebrali
giovedì, 12 giugno 2008
Nessa altura não me apetece escrever muito. Portanto...


5 Maggio
"Caso maledetto! Mai ti ho maledetto quando ti sei mostrato, e ora ecco: ti maledico perché non ti mostri! O è questa forse una tua nuova invenzione, essere incomprensibile, origine sterile d’ogni cosa, unico superstite rimasto di quel tempo in cui la necessità partorì la libertà e la libertà fu tanto folle da ritornare alla matrice? Caso maledetto! Tu unico mio complice, unico essere che io sempre stimai degno della mia alleanza e della mia ostilità, sempre a te stesso simile nella dissomiglianza, incomprensibile sempre, perennemente enimmatico! Tu, che io amo con tutta la passione dell’anima mia secondo la cui immagine  modello me stesso: perché non ti mostri? Io non sto mendicando, non ti sto umilmente supplicando di mostrarti comunque, una tale preghiera sarebbe idolatria vera e propria, a te affatto ingrata. Io ti sfido alla lotta: perché non ti mostri? O l’inquietudine in tutto l’universo è andata calmandosi e il tuo enimma fu sciolto, così che anche tu sei precipitato nel mare dell’eternità? Spaventevole pensiero! Allora il mondo verrebbe fermato dalla noia! T’attendo caso maledetto! Non voglio vincerti con principi, né con ciò che la gente stolta chiamerebbe carattere, no, io voglio innalzarti a poesia! Non voglio essere poeta per altri. Móstrati, e io ti poetizzo. Mi nutro della mia stessa poesia e questo è il mio solo cibo. O forse non mi ritieni degno? Come una baiadera che danza in onore del dio, così io mi sono consacrato al tuo servizio; leggero, con poca veste, agile, disarmato, io rinuncio a tutto. Nulla posseggo e nulla desidero possedere. Nulla amo e nulla ho da perdere, ma non per questo son divenuto più degno di te, di te che da gran tempo ormai sei stanco di strappare agli uomini ciò che essi amano, stanco dei loro vili sospiri e delle loro vili suppliche. Sorprendimi, io sono pronto. Nessuna posta, battiamoci sull’onore. Mostrami lei, mostrami una possibilità che abbia tutta l’apparenza d’una impossibilità, mostramela anche tra le ombre dell’inferno io andrò a prenderla. Lascia che ella mi odii, mi disprezzi, mi mostri indifferenza, ami un altro: io non ho paura; ma smuovi le acque, rompi la calma. Lasciarmi in tal modo morire d’inedia è cosa miserabile, non degna di te, che certo immagini d’essere più forte di me."

Søren Kierkegaard – Diario del seduttore

Non è che non abbia voglia di scrivere, ma onestamente le idee sono molte, le cose sono tante, ci vorrebbe più tempo.

Tenho que arranjar mais tempo
Tenho que arrumar muitas coisas
Ante de ir, para onde?
não sei! Ninguém sabe...
postato da: lousatumular alle ore 10:50 | Permalink | commenti
categoria:kierkegaard