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Il cavaliere errante senza innamoramento
è come arbore spoglio di fronde e privo di frutta;
è come corpo senz'anima
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Il cavaliere errante senza innamoramento
è come arbore spoglio di fronde e privo di frutta;
è come corpo senz'anima
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[...] A tal comando usciranno tutti, ed egli medesimo discenderà fino alla metà della scala, e lo abbraccerà strettissimamente dandogli la pace e baciandolo in bocca: dopo di che presolo per la mano lo condurrà all'appartamento della signora regina dove il cavaliere vedrà per la prima volta l'infanta, che ha da essere una delle più belle e compite donzelle che mai si possano trovar sopra la terra. Poi succederà incontanente ch'essa ponga gli occhi sul cavaliere ed egli sopra di lei; e sembrino l'una all'altra cosa più divina che umana, e senza saper come né perché, hanno da trovarsi entrambi presi ed avviluppati nell'inestricabile rete d'amore, con gran tormento dei loro cuori per non sapere trovare il modo di scoprirsi i loro affanni ed i loro sentimenti. Di là lo guideranno senza dubbio a qualche appartamento del palazzo riccamente addobbato, dove, spogliatolo delle arme, in farsetto poi apparirà molto più vago. Venuta la sera si assiderà a tavola col re, colla regina e colla infanta. Sparecchiate le tavole, entrerà a quel punto un brutto e piccolo nano seguìto da una dama fra due giganti, la quale proporrà una certa avventura ordita da un antichissimo savio; e colui che la condurrà a fine glorioso sarà tenuto pel miglior cavaliere del mondo. Ordinerà il re che si cimentino gli astanti tutti, ma nessuno vi riuscirà ad eccezione dell'ospite cavaliere con grande accrescimento della sua fama, di che sarà gioiosissima la infanta, e si terrà per contenta e compensata anche soverchiamente di aver posti e collocati i suoi pensieri in sì alta parte. Il meglio sì è poi che questo re, o principe, o quello che e' sarà, troverassi impegnato in un'accanita guerra con un altro potente suo pari, e l'ospite cavaliere, dopo alcuni giorni di dimora in quella Corte, gli domanderà licenza di poter servire. Il re con molta affabilità gliene darà il consenso, e il cavaliere gli bacerà la mano in pegno di gratitudine pel ricevuto favore. Poi la notte medesima egli prenderà commiato dall'infanta sua donna attraverso all'inferriata di una finestra della stanza di lei che riesce nel giardino: per la quale già più volte le avrà parlato, essendo di tutto mezzana e consapevole la cameriera di cui l'infanta intieramente si fida. Sospirerà il cavaliere; essa ne verrà meno; la cameriera le apporterà dell'acqua, molto affliggendosi, perché sorge ormai il mattino, e non vorrebbe per l'onore della sua signora che la cosa si discoprisse. Finalmente la giovine principessa ritornata in sé, stenderà per l'inferriata le sue candide mani al cavaliere, il quale le bacerà mille e mille volte e le bagnerà di lagrime. Quindi comporranno fra loro due come possono farsi sapere i buoni o cattivi successi, e l'infanta lo pregherà di affrettare possibilmente il ritorno, ed egli lo prometterà con molti giuramenti: poi le bacerà di nuovo le mani; e finalmente si accommiaterà da lei con tanto sentimento, che sarà presso a lasciarvi la vita. Ecco ch'egli si ritira allora nelle sue stanze, dove si abbandona sul suo letto, ma non può chiudere occhio pel dolore della partenza, si alza assai di buon'ora e va per prendere commiato dal re, dalla regina e dall'infanta. Compiuti coi due primi i suoi doveri, viene il cavaliere a sapere che la infanta è indisposta e non può ricevere la sua visita: non dubita che ciò non proceda dall'amarezza della loro divisione, e n'ha trafitto il cuore per modo da renderne quasi a tutti manifesta la causa. La damigella mezzana a tutto è presente, nota ogni cosa, e ne dà contezza alla sua signora, che l'ascolta piangendo e le dichiara che una delle sue maggiori afflizioni è di non sapere chi sia il suo cavaliere, se di stirpe reale o no. Viene assicurata dalla donzella che tanta cortesia, gentilezza e valore come quella del suo cavaliere non può capire se non in anima reale e di alta portata. Si consola la bella afflitta, e sforzasi di celare al padre i movimenti del cuore; però due soli giorni dopo si fa vedere in pubblico. Partito è già il cavaliere; guerreggia; vince il nemico del re; ritorna alla Corte; rivede la sua signora, s'accorda con lei di chiederla in moglie al suo padre per guiderdone dei prestati servigi. Il re per non sapere chi egli sia gliela nega, ma ad onta di ciò, o rubata o in qualsiasi altro modo la infanta diventa sposa del cavaliere, e il genitore lo ascrive a sua gran fortuna, venendo a sapere ch'egli è figliuolo di un valoroso re di non so qual regno, perché credo che non esista nella mappa della terra. Muore il padre, l'infanta n'è erede, e in due parole il cavaliere diventa re. Ecco il momento in cui sono largamente compensati e lo scudiere e tutti quelli che lo aiutarono a salire a sì alto stato; marita lo scudiere colla damigella della infanta, che dovrà essere indubitatamente quella che fu la mezzana de' suoi amori, e che sarà figlia di nobilissimo duca.[...]
Don Chisciotte della Mancia - Cervantes
(In una traduzione sconosciuta sul sito liberliber.it. Traduzione non disponibile.)








Speriamo che se ne vada anche quel maledetto di