Starà aspettando qualcuno o semplicemente si sta godendo semplicemente il suo gelato. In fin dei conti guarda sempre nella stessa direzione e muove il piede in quel sandalo bianco. Ha le gambe accavallate e nude.
- Siamo all'ultima fatica?
- Che mai vorrà dire ultima fatica? Ercole ne ha affrontate ben dodici e non credo che all'ultima, battendosi la spalla, si fosse fermato per assopirsi sugli allori. Forse Apollo non l'avrebbe neppure gradito, ma che importava, del resto Daphne era andata incontro al suo destino e la storia era già stata più volte raccontata.
- Ma sei sicuro che temporalmente il mito di Apollo e di Daphne precede le dodici fatiche di Ercole...
Si era chinata a raccogliere i vestiti che aveva sparso fra la camera.
- Hai visto il mio reggiseno?
- Sì, l'ho buttato dalla finestra e stai certa qualche animale se lo sarà preso e portato via.
- L'hai fatto veramente?
- Guarda tu stessa.
La ragazza si diresse alla finestra e si affacciò:
- Non c'è nulla in strada...
- Te l'ho detto, qualche animale se lo sarà preso.
La ragazza radunò i suoi vestiti e li poggiò sulla sedia accanto al letto.
- L'università mi ha mandato un'allettante proposta di lavoro: addetto all'ufficio sicurezza. Ma mi sembra una presa per il culo, naturalmente con tutto il rispetto a persone che lavorano nel settore...
- Vedi che a qualcosa il tuo studio è servito?
- Sì? Per fare sopralluoghi nei siti di smistamento e stoccaggio di rifiuti?
- La legge del contrappasso, caro mio. Hai sempre considerato immondizia quel che hai studiato, ne sarai sempre circondato
- Bella merda
- Che faccio? Devo andarmene?
- No, forse è meglio che rimani, del resto la tua pena non l’hai ancora scontata. Alla legge del contrappasso non si sfugge.
- Eppure mi sembrava di averti detto che sarebbe stato il nostro ultimo incontro...Poi tutte le volte che vengo da te, qualche capo del mio vestiario sparisce. L’altra volta sono tornata a casa in mutande perché la gonna era finita nel camino acceso, altra volta non avevo addosso il reggiseno e la maglietta non conteneva nulla e in metropolitana avevo addosso gli occhi di tutti i pervertiti.
- Il tuo corpo attira l’occhio curioso e il tuo sguardo ammalia. Percepisci quando ti osservano e se ti piace, fai di tutto per mostrarti. Muovi le gambe, le accavalli, fai dondolare i piedi, porti una mano al petto per coprire improvvisamente la scollatura. Poi ti chini per raccogliere qualcosa da terra, lanci occhiate fuggevoli che se son colte dal primo avventore, diventano poi sguardi di brace che si appoggiano su corpi nudi e sudati.
- Conosco la mia arte.
Si era rivestita e chiusa la porta alle sue spalle aveva lasciato la stanza senza salutare.
- Siamo all'ultima fatica?
- Che mai vorrà dire ultima fatica? Ercole ne ha affrontate ben dodici e non credo che all'ultima, battendosi la spalla, si fosse fermato per assopirsi sugli allori. Forse Apollo non l'avrebbe neppure gradito, ma che importava, del resto Daphne era andata incontro al suo destino e la storia era già stata più volte raccontata.
- Ma sei sicuro che temporalmente il mito di Apollo e di Daphne precede le dodici fatiche di Ercole...
Si era chinata a raccogliere i vestiti che aveva sparso fra la camera.
- Hai visto il mio reggiseno?
- Sì, l'ho buttato dalla finestra e stai certa qualche animale se lo sarà preso e portato via.
- L'hai fatto veramente?
- Guarda tu stessa.
La ragazza si diresse alla finestra e si affacciò:
- Non c'è nulla in strada...
- Te l'ho detto, qualche animale se lo sarà preso.
La ragazza radunò i suoi vestiti e li poggiò sulla sedia accanto al letto.
- L'università mi ha mandato un'allettante proposta di lavoro: addetto all'ufficio sicurezza. Ma mi sembra una presa per il culo, naturalmente con tutto il rispetto a persone che lavorano nel settore...
- Vedi che a qualcosa il tuo studio è servito?
- Sì? Per fare sopralluoghi nei siti di smistamento e stoccaggio di rifiuti?
- La legge del contrappasso, caro mio. Hai sempre considerato immondizia quel che hai studiato, ne sarai sempre circondato
- Bella merda
- Che faccio? Devo andarmene?
- No, forse è meglio che rimani, del resto la tua pena non l’hai ancora scontata. Alla legge del contrappasso non si sfugge.
- Eppure mi sembrava di averti detto che sarebbe stato il nostro ultimo incontro...Poi tutte le volte che vengo da te, qualche capo del mio vestiario sparisce. L’altra volta sono tornata a casa in mutande perché la gonna era finita nel camino acceso, altra volta non avevo addosso il reggiseno e la maglietta non conteneva nulla e in metropolitana avevo addosso gli occhi di tutti i pervertiti.
- Il tuo corpo attira l’occhio curioso e il tuo sguardo ammalia. Percepisci quando ti osservano e se ti piace, fai di tutto per mostrarti. Muovi le gambe, le accavalli, fai dondolare i piedi, porti una mano al petto per coprire improvvisamente la scollatura. Poi ti chini per raccogliere qualcosa da terra, lanci occhiate fuggevoli che se son colte dal primo avventore, diventano poi sguardi di brace che si appoggiano su corpi nudi e sudati.
- Conosco la mia arte.
Si era rivestita e chiusa la porta alle sue spalle aveva lasciato la stanza senza salutare.







