lunedì, 13 ottobre 2008
neurons
− Ancora pieno di pensieri, colmo, saturo.  Come sempre quando si tratta di comunicare qualcosa, mi scanso, ma non è questo il problema, te l'ho detto più volte. −
− Non è vero. È sempre la solita storia, credi di avermelo detto, ma in realtà l'hai scansato. −  
− Ho bisogno di passeggiare un po'.
− Fuori piove! −
− Non è un male. −



Uscì di casa.  Non piove molto, pensò fra sé. Non saranno queste poche gocce a rovinarmi la giornata. Non mi dispiacciono affatto. Sembra quasi che i pensieri cadano a terra con la pioggia. Nubi passeggere, anche se da tempo a questa parte il colore del cielo non fa ben sperare. C'è sempre quella strana luce opaca, non c'è mai un azzurro che tranquillizza. Manca di profondità e il contorno delle nubi ci rimette solo. Che sarà mai? Bella domanda, sorrise fra sé, incamminandosi per uno stretto vicolo.
Le imposte di quella casa dove abita quella vecchia signora sono chiuse da un bel pezzo. Che fine avrà fatto? Escludo che sia in vacanza. Aveva già i suoi bei problemi, doveva avere qualcosa alla testa. Quando si ha qualcosa alla testa si finisce sempre per combinare le più assurde bizzarrie.  Ho ancora nelle narici il puzzo di cadavere. Ma chi me l'ha fatto fare? Quello strano signore me lo aveva chiesto gentilmente e visto che era appena stato dimesso dall'ospedale dopo un'ernia, non potevo di certo rifiutare.  Doveva proprio gettare quei maledetti avanzi di carne e ossa in mezzo al pollaio? Che cosa gli era saltato in mente? La pioggia e il sole avrebbero fatto poi il resto. Certo, le galline e le oche sarebbero state contente, avrebbero mangiato gli avanzi e poi i vermi negli avanzi. Sono delle discariche, mangiano di tutto le puttane, s'ingozzano, s'ingrassano, si muovono goffamente, gridano come se le sgozzassero e scagazzano qua e là certi grossi stronzi da far invidia a chiunque.
Due buche ho scavato! Una non andava bene, poco profonda. Credo bene, non si riusciva ad andare oltre, dovevo proprio incontrare lo strato argilloso? Ho cambiato posto e lì la terra era morbida, un terriccio nerastro, l'altro era grigio-rossastro. Le ho provate tutte, avrei dovuto usare il piccone, l'ho cercato in lungo e in largo, ma di quello nessuna traccia. Ho provato con una piccola mazza e una lunga sbarra di ferro, forse, meglio corta, ma gli schizzi di fango mi sarebbero finiti tutti in piena faccia. Meglio scavare da un'altra parte. Mai intestardirsi!  Dovrò ricordarmene quando mi capiterà di scavare altre buche. Comunque quella signora che fine avrà fatto? Non la si vede in giro da molto, le imposte sono da tempo chiuse. Se fosse schiattata l'avrei saputo, non poteva di certo passare inosservato a quelle comari, mie vicine di casa. Sanno tutto di tutti, quando le incontri iniziano a raccontarti vita, morte e miracoli di chiunque. Oh mio dio! Coincidenza surreale, una di loro è in giro con l'ombrello. Se mi vedesse, sarei spacciato, meglio dileguarsi, cambiare strada.

Scampata per un soffio, non avrei retto. Ora piove come solo dio la manda, meglio mettersi il cappuccio. Sono uscito senza una méta e questo mi rallegra, dovrei farlo più spesso. Potrei incontrare qualcuno di interessante, ma forse non oggi. Eppure, se una sperduta fanciulla fradicia senza ombrello incrociasse il mio cammino…

− Salve, posso esserle utile? −
− Non credo, neppure lei ha l'ombrello. −
− Non ha tutti i torti, ma ci sono tante altre cose dopo l'ombrello o anche prima. −
− Sentiamo, e quali sarebbero queste altre cose? −
− Un impermeabile, una mantella, un k-way, degli stivali, delle calosce. −
− Chi è lei? −
Bella domanda. Ma chi saprebbe rispondervi. Divertente, un ottimo modo per troncare qualsiasi conversazione.
− Chi è lei? −
− Arrivederci−
Alzi i tacchi e te ne vai.
Cosa diceva quella comare? Mi sfugge...
Mi aveva fermato sull'uscio due giorni fa, mi aveva raccontato tutto. Due giorni fa la signora che abita in fondo alla strada è andata dalla signora che abita all'inizio della strada. Ha suonato il campanello e ha rivolto le condoglianze alla figlia della signora. Lei stupita, la guarda e fa: ma cosa sta dicendo?
Sono disgrazie, cose che capitano, del resto il Signore dà e il Signore toglie. Infarto, vero?
Ma guardi che mia madre è viva e vegeta, risponde la figlia. Vuole che gliela chiami?
E il prete è già stato qui per recitare il rosario? Sono venuta qui per dare l'ultimo saluto alla mia cara amica.
Aspetti che gliela chiamo. MAMMA, MAMMA! SCENDI.
Come può chiamarla se è morta?
No, non lo è. Le dico che sta benissimo, l'ho vista dieci minuti fa in cucina.
E dove è ora?
MAMMA! MAMMA!
Visto? Non c'è. È morta, bisogna rassegnarsi. Sarà senz'altro in un posto migliore.

Non finiscono più di parlare, non ti lasciano tranquillo un attimo, che non appena tenti di andartene, hanno già attaccato discorso saltando da palo in frasca. Un'altra volta, mi racconta,  mentre stavamo andando a messa mi aveva detto: dove stiamo andando? La guardavo stupita mentre mi rispondeva: Non crederai a tutte quelle sciocchezze!
Una donna timorata di Dio, se ne rende conto? Deve essere proprio partita con la testa. O le si dice la verità o si inventa qualche scusa. Pensa!
− Devo scappare. Devo un favore a quel signore che abita qui accanto, quello appena operato di ernia. −
− Già, come sta? −
− Sta bene, si è ripreso, ma ora deve riposare, non può fare sforzi.
− Lasci che l'accompagni, così approfitterò dell'occasione per salutarlo.− 
− Non credo sia in casa, in questi giorni se ne sta dal figlio. Alla prossima!−
Era ora! Me ne sono liberato. Che strana sindrome deve essere. Chissà cosa succede nel cervello in quei casi. Ci si immagina la morte, si crede fermamente che qualcuno in quel giorno sia morto, poi il cervello collega il tutto a una persona.
Pollaio. Casa dei polli. Carne e ossa. Vermi.
La sindrome di Cotard, credi di esser morto o credi che quelli accanto siano morti o che i tuoi organi siano scomparsi, Delirio di negazione, l'hanno anche chiamata. Mademoiselle X  negava sia l'esistenza di dio che del demonio.
Non ho più cuore.
Cervello
Fegato
Milza
Reni
Polmoni
Pancreas
Intestina
Non ho più la lingua.
C'e anche chi è convinto che parenti, amici e conoscenti siano stati sostituiti da impostori. La  misidentification syndrom o la sindrome di Capgras.
− Chi è?
− Sono io.
− No, chi sei?
− Ma come chi sono? Non mi conosci?
− Sei un impostore. Non ti è mai piaciuto camminare sotto la pioggia.
− Inizia a piacermi. Se vuoi, puoi venire anche tu domani.
− Vedremo.
postato da: AntaoSacarolhas alle ore 17:28 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1    23 Ottobre 2009 - 01:35
 
"smetterò di fumare, vivrò una settimana in più e in quella settimana  pioverà a dirotto" (cit. W.Allen)

Ormai son due mesi che non mi fumo più le mie giornaliere 40 lucky strike morbide.
Passo di fronte al tabacchino in ogni stazione italiana e la tentazione è tanta.
Ricomincerei da subito.
Mi son ripromessa che un giorno ritornerò a fumare.
Grazie a questo riesco a non farlo oggi.
La mia pigrizia soprassiede tutto.
Sto vincendo la mia voluntas ingannatrice che mi fa fumare :)
O almeno sto tentando di ingannarla e per ora funziona.

Scusami l'intromissione, non credo sia totalmente pertinente al post, ma m'è venuto da scrivere questo.

Buonanotte blogger interessante e stimolante.
Ogni tuo post incita al ragionamento e al commento.
Importantissimo e Positivissimo a parer mio, sebben questo on ti riguardi ma sia un mio semplice effetto dovuto ad una causa che tu non hai posto come tale.
Insomma in poche parole grazie di un qualcosa che fai, e che inconsciamente rendi utile a me.

A queste ore di inizio notte, l'intersecamento delle parole è sempre più complicato, sarà simpatico rileggermi domani.

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#2    07 Novembre 2009 - 12:33
 
Non ti perdonerò mai questa intromissione, come non ti perdonerò mai le prossime, se vorrai ritornare...

Ti ringrazio di essere passata e di aver lasciato un commento in questo blog che ristagna ormai da mesi, del resto, là fuori c'erano delle cose da finire e ora che sono finite, forse ritornerò...

Dove? 
Che ne so...

Spero di tornarti utile anche per le prossime volte
A presto


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