mercoledì, 23 luglio 2008
18.
Adamastor

− Ormai non mi resta nient'altro. Nulla, se non ciò che mi circonda. - così pensava una sera quello strano individuo poggiato all'inferriata al Miradouro di Santa Caterina. − E pensare che qui la gente non manca, basterebbe solo attaccare bottone con quella ragazza mora seduta sulla panchina o con quel gruppetto di giovani seduti in cerchio. − Si guardava intorno, passava in rassegna ogni volto, ogni corpo, cercava di incontrare lo sguardo di qualcuno, trovare quel calore che ormai si era spento. Ma ormai se ne era andato e chissà quando l'avrebbe incontrato di nuovo.
− Lei se ne è  andata e non la rivedrò. Mi resta solo questa città che continuo a guardare, che continuo a percorrere in lungo e in largo, come se cercassi qualcosa che in fin dei conti ho il presentimento di non trovare. Eppure mi rincuora sapere che sarò io ad abbandonarla e non Lei. Quel giorno verrà, non inaspettato, perché già conosci il giorno in cui saluterai questa città, non per sempre, non definitivamente. Ci ritornerai, stai pur certo, ma sarà comunque diverso - così continuava a pensare quell'insolito individuo poggiato all'inferriata. Il Tejo scorreva lentamente verso l'oceano, le luci della città illuminavano le parole dei convenuti e le loro ombre si mescolavano con quelle degli edifici.
− Non noto più alcuna differenza −


postato da: AntaoSacarolhas alle ore 11:12 | Permalink | commenti (2)
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