[...]Una morte, l’ennesima di questa giornata. Vi penso spesso e torno con i ricordi alle morti precedenti, non le mie naturalmente, ma di altri: parenti, parenti stretti, amici e conoscenti a volte vicini, altre volte lontani, di vecchia data, quasi dimenticati dal tempo, o che presto lo saranno. Lunghe processioni di genti si confondono nella bruma del tempo, disperse nella polvere dei secoli in registri mortuari. Nomi più volte ripetuti, casi di omonimia ridestanti l’angoscia di chi, udendoli, trasalì pensando ad un proprio caro che proprio in quel momento fosse passato a miglior vita. In alcuni alberga la speranza, in altri la disperazione di vedersi sottrarre un legame, un legame con questa terra, perché non ne esiste un’altra - or che ci si pensa - ma pur sempre si può tentare di percepire un mondo di soli morti, una terra putrida con ossa fradice e scheggiate che emergono accanto a lapidi, accanto a massi dissodati e corpi disossati. La terra si muove, trema, erutta ossa e brandelli di carne, unghie e capelli. Corpo di ragazzina rannicchiata, con le gambe portate al petto, strette alle ginocchia da esili braccia. Rinsecchita dal tempo, tessuti molli prosciugati già da un pezzo. Le cervella, frattaglie per vermi, hanno interrotto ogni pensiero: nulla ora le passa per la mente. Secco cuore racchiuso da costole che si sbriciolano sotto il peso della nera terra, battiti che non accompagneranno il trascorrere del tempo. Intestini che in vita, soffocavano il lezzo del putridume ingoiato, ora diffondono il marcescente profumo della morte.[...]









