venerdì, 03 ottobre 2008
CPM1
[...]Dovetti aspettare ancora a lungo nei giardini dell'Istituto, un piccolo misto di carcere preventivo e piazzetta alberata, giardini, fiori piantati accuratamente lungo quei muri abbelliti di malavoglia.

Comunque, alcuni inservienti della bassa forza finirono per arrivare per primi, parecchi di loro portavano già le provviste dal vicino mercato, in grandi sporte, e strascicavano le ciabatte. E poi, gli scienziati superarono a loro volta il cancello, ancora più sfaticati, ancora più riluttanti dei loro dimessi subalterni, a piccoli gruppi mal rasati e parlottanti. Andavano a disperdersi lungo i corridoi lisciando la vernice dei muri. Ritorno di vecchi studenti ingrigiti, a grappoli, inciucchiti dalla routine meticolosa, da manipolazioni deprimenti e schifose, vincolati da stipendi di fame e per quanto è lunga la maturità in quelle piccole cucine per microbi, a riscaldare quell'interminabile macerare di avanzi di verdure, di cavie asfittiche e altri marciumi instabili.
In fin dei conti loro stessi altro non erano che dei vecchi roditori domestici, mostruosi, col cappotto. La gloria dei nostri giorni sorride quasi solo ai ricchi, scienziati o no. I plebei della Ricerca per mantenerli sotto pressione potevano contare solo sulla loro stessa paura di perdere il posto in quella pattumiera calda, illustre e divisa in compartimenti. Era al Titolo di scienziato ufficiale che tenevano essenzialmente. Titolo grazie al quale i farmacisti della città gli davano ancora fiducia per l'analisi, d'altronde miseramente retribuita, delle urine e degli sputi della clientela. Gli sporchi guadagni casuali dello scienziato.
Come arrivava, il ricercatore metodico cominciava a chinarsi ritualmente per qualche minuto sulle budella biliose e imputridite del coniglio della settimana scorsa, quello che esponevano classicamente in pianta stabile, in un angolo della stanza, cumulo d'immondizia. Quando l'odore diventava davvero insostenibile, ne sacrificavano un altro di coniglio, ma non prima, per le economie alle quali il professore Januisset, gran segretario dell'Istituto badava a quel tempo con pugno di ferro.
Certe putrefazioni animali subivano per quel fatto, per il risparmio, stravaganti degradazioni e prolungamenti. Tutto è questione d'abitudine. Certi inservienti di laboratorio ben allenati avrebbero benissimo fatto cucina in una bara in fermento tanto la putrefazione e i suoi fetori non li impressionavano più. Quei modesti ausiliari della grande ricerca scientifica arrivavano perfino al riguardo a superare in economia lo stesso professor Jaunisset, famoso come era per la sua spilorceria, e lo battevano sullo stesso terreno, approfittando del gas delle stufe per prepararsi dei ricchi bolliti personali e molti altri intingoli di lunga cottura, ancora più pericolosi.
Quando gli scienziati avevano finito di procedere all'esame distratto delle budella delle cavie e dei conigli di rito, erano serenamente arrivati al secondo atto della loro vita scientifica quotidiana, quello della sigaretta. Tentativo di neutralizzare i fetori ambientali e la noia con il fumo del tabacco. Di cicca in cicca, gli scienziati arrivavano ad ogni modo al termine della loro giornata, verso le cinque. Allora rimettevano lentamente le putrefazioni a intiepidire nella stufa traballante. Octave, l'inserviente, nascondeva i fagioli cotti in un giornale per meglio farli passare impunemente davanti alla custode. Finzioni. Bella pronta la cena che portava a Gargan. Lo scienziato, suo padrone, lasciava ancora cadere un qualcosina di scritto in un angolo del suo libretto di esperimenti, timidamente, come un dubbio, in vista d'una prossima comunicazione totalmente superflua, ma che giustificava la sua presenza all'Istituto e i magri vantaggi che comportava, faticaccia che comunque fra un po' bisognava proprio decidersi ad affrontare davanti a qualche Accademia assolutamente imparziale e disinteressata.
Il vero scienziato ci mette vent'anni buoni in media a fare la grande scoperta, quella che consiste nel convincersi che il delirio degli uni non fa per niente la felicità degli altri e che ognuno quaggiù resta infastidito dalle manie del vicino.
Il delirio scientifico più razionale e più freddo degli altri è anche il meno tollerabile che ci sia. Ma quando si sono conquistati certi vantaggi per sopravvivere anche stentatamente in un certo posto, con l'aiuto di certi mezzucci, bisogna insistere o rassegnarsi a crepare come una cavia. Le abitudini si contraggono più in fretta del coraggio e soprattutto dell'abitudine allo sbafo.[...]

Luis Ferdinand Céline - Viaggio al termine della notte

Trad: Ernesto Ferrero
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giovedì, 03 luglio 2008

[...] Bem o conhecia também, esse sítio de tristeza e pavor, com os seus quatro pilares de pedra, onde se enforcavam os criminosos, e onde os seus corpos ficavam, baloiçados da ventania, ressequidos do sol, até que as cordas apodrecessem e as ossadas caíssem, brancas e limpas da carne pelo bico dos corvos. Por trás do cerro era a lagoa das Donas. A derradeira vez que por lá andara, fora em dia do apóstolo S. Matias, quando o corregedor e as confrarias de caridade e paz, em procissão, iam dar sepultura sagrada às ossadas caídas no chão negro, esburgadas pelas aves.[...]


O Defunto - Eça de Queiroz
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lunedì, 26 maggio 2008
12.
"I bambini hanno, ancor più di noi, una vita superficiale e una vita profonda. La loro vita superficiale è molto semplice, si riduce a una qualche disciplina, ma la vita profonda di un qualsiasi bambino è la difficile armonia di un mondo che si crea. In questo mondo debbono entrare, giorno per giorno, tutte le tristezze e tutte le bellezze della terra. È l’immenso lavoro della vita interiore. Che possono mai i maestri e il loro sapere per questa gestazione spirituale, questa seconda nascita, dove tutto è mistero? Quasi nulla. L’essere che giunge alla coscienza ha come maestro il Caso. Il Caso è la strada. La strada, varia e molteplice di verità all’infinito, più semplice dei libri."

rua
"La Strada, da noi?
Che si fa di solito per strada? Si sogna.
Si sogna di cose più o meno precise, ci si lascia trascinare dalle ambizioni, dai rancori, dal passato. È uno dei luoghi più meditativi della nostra epoca, è il nostro santuario moderno, la Strada."

Luis Ferdinand Celine - Il Dottor Semmelweis

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mercoledì, 30 aprile 2008
8.
Dom Pedro IV
[...]Era uma vez uma rainha que vivia com o seu real marido em palácio, mais os filhos, que eram um infante e uma infanta, assim deste tamanho, e então diz-se que o rei gostava muito de ser rei, mas a rainha é que não sabia se gostava o não, de ser o que era, porque nunca lhe tinham ensinado a ser outra coisa, por isso não podia escolher e dizer, gosto mais de ser rainha, ainda se ela fosse como o rei, que esse gostava de ser o que era porque outra coisa também lhe não tinham ensinado, mas a rainha era diferente, se fosse igual não haveria história , então aconteceu que lá no reino havia um ermitão  que correva muitas aventuras e, depois de levar anos e anos a corrê-las, foi meter-se naquela cova, ele vivia numa cova do monte, não sei se já tinha dito, não era ermitão desses de reza e penitência, chiamava-lhe ermitão porque vivia sozinho, a comida de ele era o que apanhava, se lhe davam outra não recusava, mas pedir nunca pediu, ora uma vez a rainha foi passear ao monte com o seu séquito e disse à aia mais velha que queria falar ao ermitão para lhe fazer uma pergunta, e aia respondeu que este ermitão não é da igreja, é homen como os outros, a diferença é que vive sozinho num buraco, isto disse a aia, mas nós ja sabíamos, e a rainha respondeu, a pergunta que quero fazer não é de religião, e então foram andando e quando chegaram à boca da cova um pajem gritou para dentro e o ermitão apareceu, era um homen já avançado na idade, mas robusto, assim como uma árvore de encruzilhada, e quando apareceu pergontou, quem me chama, e o pajem disse, sua majestade a rainha, e pronto, por hoje se acabou-se a história , vamos dormir.  [...]


José Saramago - Memorial do Convento
postato da: AntaoSacarolhas alle ore 23:44 | Permalink | commenti (1)
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