giovedì, 25 settembre 2008
Quella sera c'era mancato poco, avrei potuto stringere la mano a Saramago. Era proprio lì, a Lisbona, per la fiera del libro. Non m'avrebbe cambiato la vita, ma era pur sempre qualcosa di divertente e interessante da raccontare. Era in Rua Das Portas de Sant'Antão. Io ero verso la Casa do Alentejo, sempre nella stessa via e parlavo con Paulo Violante del colore nero. Raggiunsi Lei, che mi corse incontro abbracciandomi, contenta di aver parlato con Saramago. Era davanti alla Loja del Senhor Manuel, A rainha da Ginginha e lui era apparso.
- Ho provato a chiamarti, ma tu tieni il cellulare sempre, non so dove -


Saramago ha aperto un blog. Nel suo secondo post scrive di Berlusconi&Co, ma sorvolo, solo a pensarci mi viene il voltastomaco. Peccato che non si possa commentare, sarebbe stato interessante colloquiare con uno dei principali autori della letteratura portoghese.  Lisbona, come si suol dire è sempre Lisbona, più che altro sono io a dirlo, ma credo che in molti la pensino come me. Ho trovato un post su Lisbona, una carta che Saramago scrisse anni fa, pubblicata solo ora sul suo blog.
Questa in fin dei conti è la mia prima traduzione casereccia. Al risveglio infatti già mi dicevo: forse è meglio procurarsi un vocabolario Portoghese-Italiano, Italiano-Portoghese. Lo farò. Nel frattempo riprendo confidenza con la lingua e riprenderò a leggere o Piolho Viajante e forse inizierò a tradurre qualche pezzo di "O demonio intimo".


[...]Vi fu un tempo in cui Lisbona non aveva questo nome.  La chiamavano Olisippo quando i Romani vi giunsero, Olissibona quando la presero i mori che subito iniziarono a dir Aschbouna, forse perché non sapevano pronunciare la barbara parola. Quando, nel 1147, dopo un assedio di tre mesi, i Mori furono vinti, il nome della città non cambiò immediatamente nell'ora seguente: se quello che sarebbe diventato il nostro primo re,  inviò alla famiglia una lettera per annunciare il fatto, è più probabile che abbia scritto in alto Aschbouna 24 Ottobre o Olissibona, ma non Lisbona.  Quando iniziò Lisbona ad essere Lisbona di fatto e di diritto? Per lo meno alcuni anni dovettero passare prima che il nuovo nome nascesse, tanti quanti ne impiegarono i conquistatori Galeghi  a diventare portoghesi.
postato da: AntaoSacarolhas alle ore 17:29 | Permalink | commenti (11)
categoria:blog, traduzione, lisbona, saramago, caderno
domenica, 14 settembre 2008
20.
Rua Victor Cordon
− Vai al Bairro Alto!

− Ci andrei volentieri se non fosse così lontano.
Del resto sono 2188 i chilometri che mi separano da Lisbona. Ma oggi non avrei alcuna voglia di frequentare le strade del Bairro Alto, preferirei confondermi nelle piccole stradine dell'Alfama. Sarei andato, come quella volta del temporale, verso São Vicente de Fora, naturalmente mi sarei fermato prima al Miradouro di Santa Luzia ad aspettare inutilmente quella grossa palla rossastra salire dalle colline dell'Almada e illuminare il Tejo, ma ora Lei non c'è. Avevo aspettato che terminassero i primi scrosci, sbirciando dalla finestra che dava su Rua Victor Cordon l'insolito colore del cielo. Prima del nubifragio ero in Rossio. Passeggiavo senza meta, passeggiavo tanto per passeggiare. Come al solito cercavo con lo sguardo i profili degli edifici in contrasto al cielo. Prima di un temporale solitamente si percepisce nell'aria quel profumo pungente che solletica le narici e che tranquillizza o calma chi ha un tetto sotto cui ripararsi. Una volta a casa avevo messo qualcosa sotto i denti. Pioveva e osservavo dalle finestre di casa la pioggia cadere sui tetti e sui binari del tram 28. Il temporale si era calmato ed ero uscito a fare due passi. Non sono abituato all'ombrello, meglio il cappuccio di una qualsiasi felpa. Il primo mese ad Entrecampos per le strade trovavo ombrelli abbandonati, alcuni avevano la tela squarciata e mostravano lo storto scheletro di acciaio - di che materiale sarà fatto poi? Carbonio, idrogeno, ossigeno? Non può essere - altri erano senza manico, storti, spiegazzati, spezzati. Credo che qui l'ombrello non sia un ottimo modo per proteggersi dalla pioggia.  Aveva ripreso a piovere e sotto i portici di Praça do Commercio guardavo i fulmini solcare il cielo come frattali e i fili del tram a mezz'aria coperti da piccole gocce illuminate dalle luci giallognole della città.
postato da: AntaoSacarolhas alle ore 15:06 | Permalink | commenti (2)
categoria:lisbona
martedì, 12 agosto 2008
A parte il tempo perso a ribattere le inutili critiche alla scienza da parte di un mio amico, lo stesso che in passato mi disse: l'evoluzione non esiste. A parte gli incubi di stanotte, in cui mi era toccata la parte di un serial killer che si aggirava per le varie feste estive con il solo intento di far fuori la gente, stamani mi sono svegliato diversamente - internet è tornato tutto ad un tratto a funzionare - quindi ne ho approfittato per condurre qualche ricerca.  L'amico tanto odiato e già citato, l'altra sera mi è servito come spunto: qualcuno gli aveva consigliato di leggere Henry Fielding.
Ricordavo alcuni suoi personaggi, in particolare Tom Jones e Joseph Andrews. Facile ricondurlo almeno come tematica al romanzo di "Pamela, or, virtue rewarded". Non so perché, ma quando penso a questa donna, non posso far altro che pensare che dopo tutta la fatica per mantenere la "sua virtù", questa, sia stata tradita in favore di altri fasti. Spietato giudizio nei confronti di questa Pamela...
Scopro per caso che Henry Fielding morì a Lisbona nel 1754, un anno prima del terremoto e che tenne un diario di viaggio, pubblicato postumo nel 1755, dal titolo: Journal of a Voyage to Lisbon.

Museu da cidade_002
[...] Wednesday.—Lisbon, before which we now lay at anchor, is said to be built on the same number of hills with old Rome; but these do not all appear to the water; on the contrary, one sees from thence one vast high hill and rock, with buildings arising above one another, and that in so steep and almost perpendicular a manner, that they all seem to have but one foundation. As the houses, convents, churches, &c., are large, and all built with white stone, they look very beautiful at a distance; but as you approach nearer, and find them to want every kind of ornament, all idea of beauty vanishes at once. While I was surveying the prospect of this city, which bears so little resemblance to any other that I have ever seen, a reflection occurred to me that, if a man was suddenly to be removed from Palmyra hither, and should take a view of no other city, in how glorious a light would the ancient architecture appear to him! and what desolation and destruction of arts and sciences would he conclude had happened between the several eras of these cities![...]

Henry Fielding - Journal of a Voyage to Lisbon
postato da: AntaoSacarolhas alle ore 14:48 | Permalink | commenti (6)
categoria:lisbona, fielding, 1754
giovedì, 24 aprile 2008
13Aprile2008
postato da: lousatumular alle ore 00:48 | Permalink | commenti
categoria:lisbona