lunedì, 16 giugno 2008
14.
vermelha
[…]E tutte le volte che parlo con qualcuno di lei, tutte le volte che all’improvviso mi ritornano alla mente alcuni ricordi: i petali di rosa strappati ad uno ad uno, il sorriso di lei poggiarsi sul Tejo al tramonto e quella domanda indiscreta a cui non ho trovato risposta immediata se non qualche parola blaterata tra i denti in lunghe passeggiate nel pensare le persone intorno come pensieri, pensieri che si muovono lungo strade, si fermano e si incamminano verso una misteriosa direzione. Per tre giorni e per tre notti ci siamo guardati, osservati e studiati. Poi in uno di questi giorni le lacrime bagnarono il suo volto e colmarono il mio cuore di infinita tristezza. Ci allontanammo e ci incontrammo di nuovo.  Un bacio ci unì per poi separarci nell’incredulità di noi stessi: si addormentò fra le mie braccia in attesa del 208. Le volte che penso a Lei - ormai qualche sporadica chiacchierata - non posso far altro che riempire il calice amaro dei miei giorni con un qualsiasi intruglio che mi possa far dimenticare tutto e lasciare che l’apparente dolore si assopisca all’ombra di pensieri confusi. Poi il giorno dopo in qualche modo riappare, sempre in lontananza, dove non posso scorgerla per baciare le sue labbra. Restano solo i postumi del veleno nel sangue circolare e diffondere lungo il passare delle ore.[…]

Anonimo – Memorie cerebrali
postato da: AntaoSacarolhas alle ore 10:52 | Permalink | commenti (6)
categoria:memorie cerebrali