sabato, 11 luglio 2009
Concerto per cervello solo -

A volte sento, come per una ventata di energia alla testa, tutto il gusto del piacere di pensare per pensare, del pensare - puro - - del pensare come il distendersi e contrarsi di un nuotatore libero nell’acqua senza temperatura percepibile - del pensare essendo cosciente che non si tratta d’altro se non di forme naturali del mio potere di pensare senza credere nella conformità di queste composizioni, di queste figure - nella verità, nelle certezze, nelle profezie, nelle applicazioni, nell’utilizzazione, ecc. di queste trasformazioni - - [...]
- Ciò che costituisce l’energia di questo è che la realtà di un siffatto stato che così ne sarebbe la perfezione - è impossibile da raggiungere quanto lo zero assoluto - Soltanto una specie di morte consentirebbe di accedervi. C’è energia a causa di questa differenza operante [...]
(1935. Senza Titolo, XVIII, 505-506)

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Non ho nessuna devozione per la “natura” né per “l’amore” né per “la storia”. In generale la passione e l’emozione mi ripugnano. Perché esaltare i momenti del disordine e della semplificazione - nei quali l’individuo e il suo oggetto si confondono, si cercano a tentoni? In queste fasi, le risonanze fisiche sono preponderanti, e le bizzarre sensazioni interne invadono la scena. Ne risulta che in questi momenti individui diversi si rassomigliano il più possibile - cosa che spiega innanzitutto, l’importanza artistica delle emozioni - e poi, la mia ripugnanza - la mia paura di trovare il mio simile, il mio nemico, il mio inferiore - me stesso.
Perciò questo problema: qual è la fase durante la quale due individui si differenziano / possono differire / il più possibile?
(ibid., III, 553)
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Quel che amo leggere di più, quel che mi costringe a leggerlo - e a rileggerlo - è quel che sento che mi fa avanzare di più, che non è una faccenda locale, ma un accrescimento, una promessa, un’estensione - una deviazione esterna che mi riporta a me stesso più illuminato e armato. (ibid., XIV, 388)
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In me c’è un imbecille e occorre che io approfitti dei suoi errori. All’esterno occorre mascherarli, giustificarli...Ma internamente non li nego, cerco di utilizzarli. È una perpetua battaglia contro le lacune, le dimenticanze, le dispersioni, le sventatezze. Ma chi è io, se essi non sono io? (ibid., IV, 397)


Paul Valéry, Quaderni, volume I. Adelphi, 1990
postato da: AntaoSacarolhas alle ore 17:46 | Permalink | commenti
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