Anche per quest’anno dovrò rinunciare alla neve. Meglio dimenticarsi, non vi saranno fiocchi di neve illuminati nella giallastra luce del lampione. Già l’anno passato dovetti rinunciarvi, fu un peccato. Ma non posso di certo lamentarmi, meno di un mese fa ho lasciato le mie orme nella bianca coltre, quando inaspettatamente il tutto si tinse di bianco. Occhi aperti, non più sull’oscurità. Le montagne si confondevano con il cielo, non vi era nulla, se non il bianco.
Oltrepassando il passo, un passo di montagna, un nome particolare, il Passo del Maloja, una bufera di neve accolse la carovana in un viaggio attraverso il tempo, verso terre straniere, verso Turicum. Lo Julier Pass, più tardi, lungo la medesima linea della storia, verso Zürich - come se la storia procedesse in modo lineare… -. Un ritorno al passato, per poi tornare al presente mentre il futuro, appollaiato lungo i tornanti, è sorpreso nel suo inverno. Il buon senso e forse la logica non prevalsero, avventurarsi nel presente per scorgere il futuro sarebbe una pretesa inutile, avventurarsi in quel luogo, in quel tempo sarebbe un azzardo, ma un rischio forse si poteva correre o forse si doveva. Partire forse prevenuti? Semplicemente prudenti? Sarebbe forse una cattiva idea? Eppure hai sorpreso l’inverno confondere il mondo circostante. Senza dubbio, si potrebbe non credervi. Ma perchè smettere di dubitare, vale forse la pena?

Quando tornò l’oscurità, quando le tenebre tornarono ad avvolgere il mondo, il corso delle stagioni riprese da dove fu interrotto. Gli alberi si denudarono, le foglie, cullate nel vento, toccarono terra, si adagiarono, ricoprendo il sentiero e le orme di chi un dì vi passò. Quando la rosa dei venti lasciò cadere i suoi petali, le foglie si alzarono in volo, volteggiarono fra i passi del viandante che si presentò al cospetto del passato.






