Ricordati di ritirare la tessera sanitaria. Ora se vuoi le sigarette, devi identificarti. Costretto a lasciare le tue generalità ad una macchina.
– Ritirare il prodotto selezionato –
Suono di monete che cadono.
–Ritirare il resto. –
Le voci di queste macchine non le sopporto, mi irritano, meccaniche gracchiano con aria saccente. Superbia tecnologica. Ho sempre pensato all’inutilità di tali espedienti.
Una volta a casa, pronto ad avvolgermi nel caldo buio delle coperte, mi accorgo di aver lasciato la tessera nell’apposita fessura. Me la prendo subito con la voce metallica della macchinetta.
– Brutta troia, mi hai distratto! E me lo ero pure detto, me lo ero ripetuto: ricordati la tessera sanitaria. Ricordati la tessera. –
– Eppure te ne sei scordato quasi immediatamente – potrebbe rispondermi la voce del distributore
Me la prendo con quella voce, mi son dovuto tappare le orecchie per non udirla. Ho tolto le sigarette dalla bocca della macchina, ho scartato il pacchetto e mi sono messo una sigaretta sull’orecchio. Me la fumerò in giardino, una volta tornato a casa, nonostante il freddo di questa notte invernale.
Non ho udito una voce dirmi: riprenditi la tessera, imbecille!
Ne avrebbe avuto il diritto, avrebbe potuto difendersi dalle mie future invettive.
Me la prendo di nuovo con il distributore. Me la prendo con il mondo intero che per correggere comportamenti che reputa scorretti, o solo insalubri, pone limiti a chi, ormai, già deciso e rassegnato, ha il suo vizio e non gli importa molto degli altri. Perché dovrebbe?
Sono forse io che li ho spinti a fumare? Non penso di essere un modello per i giovani. Forse un modello di fumatore, con il suo bel pacchetto di sigarette in tasca, con l’accendino in chissà quale tasca, sempre difficile da trovare, facilmente sottratto e dimenticato.
Potrei forse prendermela con me stesso e con la mia incapacità di entrare in armonia con le cose di poco conto, un’avversione per il burocratico distributore di morte.
Anonimo Fumatore - Al distributore







